mercoledì 29 marzo 2017

Correva l'anno





Dove andiamo, perché ci siamo, Come viviamo. 

Queste sembrano domande meno frequenti, oggi, che ieri. 
Forse il contemporaneo stile di vita è tale per cui il bisogno di sentirsi appartenenti ad una specie sia dettato solo, o quasi, dal possesso di beni materiali, dal sentirsi integrati in uno stile di vita omogeneo, omologato, appiattito; piuttosto che in una simiglianza di valori, ideali e prospettive comuni. Il vivere moderno, determinato dal possesso, dal maggior peso dato all'apparire, piuttosto che all'esserci (e, magari, insieme), ha portato l'esistenza umana alla sua de-naturalità. Assistiamo sempre più di frequente a episodi di violenza (non solo fisica), a atti di inciviltà, a tentativi, e spesso ben riusciti, di plagio psicologico. Vediamo l'uomo sgretolarsi ed impoverirsi davanti a teleschermi giganti, che trasmettono, in differita, verità a cui è bene credere. Siamo costretti a tempi e ritmi sempre più veloci ed ossessivi. La fine dell'equilibrio, del benessere psicologico, fisico e relazionale, è la dimensione odierna dell'essere parte di un sistema che non tutti hanno scelto di condividere con coscienza e consapevolezza. 
Si tratta di un fenomeno che ha preso piede molto indietro nel tempo. La diversità è solo che, ora, le sofisticazioni con cui il potere (il dio denaro, la voglia di affermazione sociale, la solitudine sempre crescente) esercita la sua volontà, arbitraria, passa attraverso strumenti di comunicazione di massa, diventati oggetti per l'addomesticamento di coscienze, e abbassamento della soglia d'attenzione, necessaria a mantenere viva la mente. Non siamo più determinanti, non riusciamo più a scegliere, non soddisfiamo più i bisogni tipici e comuni al genere cui apparteniamo. Se da un lato è bene che l'uomo, essendo parte del regno, anch'esso animale, sia in grado di controllare i suoi istinti più infimi, non è certo che entrare così prepotentemente nella vita altrui (telefonini che bippano continuamente interrompendo qualsiasi attività in corso, necessità di comunicare sempre, comunque ed ovunque...), questo non è garanzia di elevazione e civilizzazione ma, bensì, l'esatto suo contrario. L'uomo, oggi, è un essere smarrito, senza più solidità fondata su propri pensieri autonomi, ragionati e sensati, al di fuori del comune sentire. La  crescente volontà di manipolazione delle masse, in funzione di interessi ben più perfidi e poco per bene, di chi ha tutto l'interesse a tenerci sordi, muti e inermi, per poter continuare a gestire il gregge, e mantenere il più possibile sommersi quelli che un tempo erano i bisogni più concreti e fondamentali, necessari a vivere bene con sé e con gli altri, a costretto, per primi, i detentori della conoscenza, degli automi replicanti, schiavi delle abitudini, schiavi di schematismi, sudditi incolti diffusori di parole vuote; professori in cattedre di vane teorie sull'anima, la psiche ed il giusto modo di affrontare questo viaggio, comune sorte, dell'esistenza sul pianeta terra.


(Roberta Migliaccio)

























Nessun commento:

Posta un commento