Grazie a tutti per le numerose visiteRoberta Migliaccio
venerdì 31 marzo 2017
Correva l'anno
Le belle cose hanno un prezzo un po' più alto di questo mellifluo e superfluo scivolarsi addosso la vita. Richiede al comune qualunquista, seduto comodo su di una delle tante riviste, ormai tutte socialiste; il non stare chiuso dentro quattro mura, e adornato di soprammobili stantii e odoranti di visioni un po' retrò. Stimolanti solo pensieri illogici di innaturale chiusura, la borghesia civile di questo nostro bel Paese, ha deciso per le Langhe Intese.
lo Staff
giovedì 30 marzo 2017
Era meglio morire da piccoli
Ero fermo ad aspettare,
il nuovo bus per l'ospedale.
Si avvicina un bel signore,
che mi chiede un paio d'ore;
per passare un po' di tempo,
a parlare del Convento.
Ho risposto,
con sorpresa,
che non amo la sua chiesa.
In un attimo è sparito;
senza commentare troppo,
la distanza che lo ha colto.
Io non sono un gran gradasso,
né pi piego e né sollazzo.
Dico solo che oggi giorno,
fa un po' schifo,
qui d'intorno.
Non c'è più quasi nessuno,
che ti guarda con favore;
se non mandi un po' di soldi,
per i tuoi parenti
morti.
Quale altra soluzione,
per chi vive sol di amore.
Quale altra magra sorte,
per ri-festeggiar la morte;
di una vecchia tradizione...
non mi piace sta canzone.
mercoledì 29 marzo 2017
Correva l'anno
Dove andiamo, perché ci siamo, Come viviamo.
Queste sembrano domande meno frequenti, oggi, che ieri.
Forse il contemporaneo stile di vita è tale per cui il bisogno di sentirsi appartenenti ad una specie sia dettato solo, o quasi, dal possesso di beni materiali, dal sentirsi integrati in uno stile di vita omogeneo, omologato, appiattito; piuttosto che in una simiglianza di valori, ideali e prospettive comuni. Il vivere moderno, determinato dal possesso, dal maggior peso dato all'apparire, piuttosto che all'esserci (e, magari, insieme), ha portato l'esistenza umana alla sua de-naturalità. Assistiamo sempre più di frequente a episodi di violenza (non solo fisica), a atti di inciviltà, a tentativi, e spesso ben riusciti, di plagio psicologico. Vediamo l'uomo sgretolarsi ed impoverirsi davanti a teleschermi giganti, che trasmettono, in differita, verità a cui è bene credere. Siamo costretti a tempi e ritmi sempre più veloci ed ossessivi. La fine dell'equilibrio, del benessere psicologico, fisico e relazionale, è la dimensione odierna dell'essere parte di un sistema che non tutti hanno scelto di condividere con coscienza e consapevolezza.
Si tratta di un fenomeno che ha preso piede molto indietro nel tempo. La diversità è solo che, ora, le sofisticazioni con cui il potere (il dio denaro, la voglia di affermazione sociale, la solitudine sempre crescente) esercita la sua volontà, arbitraria, passa attraverso strumenti di comunicazione di massa, diventati oggetti per l'addomesticamento di coscienze, e abbassamento della soglia d'attenzione, necessaria a mantenere viva la mente. Non siamo più determinanti, non riusciamo più a scegliere, non soddisfiamo più i bisogni tipici e comuni al genere cui apparteniamo. Se da un lato è bene che l'uomo, essendo parte del regno, anch'esso animale, sia in grado di controllare i suoi istinti più infimi, non è certo che entrare così prepotentemente nella vita altrui (telefonini che bippano continuamente interrompendo qualsiasi attività in corso, necessità di comunicare sempre, comunque ed ovunque...), questo non è garanzia di elevazione e civilizzazione ma, bensì, l'esatto suo contrario. L'uomo, oggi, è un essere smarrito, senza più solidità fondata su propri pensieri autonomi, ragionati e sensati, al di fuori del comune sentire. La crescente volontà di manipolazione delle masse, in funzione di interessi ben più perfidi e poco per bene, di chi ha tutto l'interesse a tenerci sordi, muti e inermi, per poter continuare a gestire il gregge, e mantenere il più possibile sommersi quelli che un tempo erano i bisogni più concreti e fondamentali, necessari a vivere bene con sé e con gli altri, a costretto, per primi, i detentori della conoscenza, degli automi replicanti, schiavi delle abitudini, schiavi di schematismi, sudditi incolti diffusori di parole vuote; professori in cattedre di vane teorie sull'anima, la psiche ed il giusto modo di affrontare questo viaggio, comune sorte, dell'esistenza sul pianeta terra.
(Roberta Migliaccio)
FlashBack
Mi ricordo ieri notte,
quando ho preso tante botte;
da un signore sconosciuto,
già di rosso ben vestito.
Non mi sono fatto molto,
se non ché sono caduto,
sul tappeto arrugginito.
Dentro il fango mi ha gettato,
quel signore mutilato.
E alla fine è andato via,
per chiamar la polizia.
Il fetente ha denunciato,
un reato mai provato.
Mi ha soltanto sì scambiato,
per un tipo più sgraziato;
e per contro ogni paura,
è finito in prefettura.
Sul suo collo ora gli pesa,
la mia sola,
e legittima difesa.
Sono certo affari suoi:
se ne è andato con un braccio rotto,
ed un occhio assai malconcio.
Ora non ricordo più,
né di che colore era,
la sua giubba;
forse nera.
martedì 28 marzo 2017
lunedì 27 marzo 2017
sabato 25 marzo 2017
Correva l'anno
Correva l'anno di Grazia e di Giustizia 2017
(quando senti di essere nel giusto, ed è un'altro che ha sbagliato)
Sono sveglio da 2 ore.
E' cambiato il fuso orario.
Son sicuro che sei stato,
dai miei modi;
un po' abbagliato.
Non ricordi,
proprio niente;
e quel poco,
non hai in mente.
Pensi solo
a rivangare,
un vecchio odio;
e sull'altare.
Non è grossa novità,
che sei stato solo un gioco,
tra lo scherzo,
e pressa-poco.
Non te ne è fregato
niente.
Quanto sei un
deficiente;
un'illuso ineducato,
e un babbo professato.
Sai, a me, non interessa,
la polemica sul fato.
L'unica conclusione
è che sei solo un coglione,
e con questa profezia;
stammi bene.
Così sia!
giovedì 23 marzo 2017
Era il 34 dicembre e il 1° dell'anno non era ancora arrivato
E' una notte tutta a pezzi di ritorno da una brutta passeggiata. Sono stato dappertutto, senza il minimo trucco. Anche il gatto ha vomitato, le parole che hai lasciato.
mercoledì 22 marzo 2017
martedì 21 marzo 2017
lunedì 20 marzo 2017
domenica 19 marzo 2017
sabato 18 marzo 2017
Correva l'anno
Correva l'anno del 9° Giubileo di Grazia e di Giustizia.
Sul ponte si sentiva veleggiare a fatica.
(Conte Michele delle Fave. Suddito di sua Maestà il re d' Italia)
Che te ne fai di un titolo
Non ho messo le mutande, sono sporche tutte quante.
Non ho neanche la maglietta, è sudata dalla fretta.
Son balzato per le scale; mi è già caduto il sale.
Sette anni di sfortuna, mi sono messo paura.
Della sorte, che pretese, giudicare le mie spese.
Che te ne fai di un titolo
Senti il caldo che fa fuori, e non ho la veste scura.
Sono già tutto sudato, e mi sa' dalla paura.
Mi son preso, che birbante! Quattro soldi, ed un'amante.
Sono sceso, d'improvviso; non mi son lavato il viso.
Mi son messo le manette; oggi stanno un po' più strette.
Guarda che combinazione, già mi spunta un bel nasone.
Non ho più neppur la forza, di calarmi senza corda.
Sono vecchio e tanto stanco; si lo so': ho reso il guanto.
venerdì 17 marzo 2017
lunedì 13 marzo 2017
domenica 12 marzo 2017
Così commentava il famoso filosofo patenopeo
Non ci bastavano le miserie nostre. Anche le vostre ci siamo andati a prendere.
(lo Staff)
venerdì 10 marzo 2017
giovedì 9 marzo 2017
mercoledì 8 marzo 2017
Che te ne fai di un titolo
Mi sono sempre un po' stupida verso alcuni atteggiamenti della gente, quando cerca di capire cosa fai o cosa pensi. Certe volte, d'improvviso, lo capisci in un momento, che son solo interessate al tuo bel funzionamento. Ed è forse per invidia, o per un finto pudore, che si mischiano con te, per poche ore. Poi li scopri doloranti e un po' impauriti, quando guardano, riflessa nello specchio, la pochezza di ideali mal spartiti. Sono sempre tutti pronti a giudicare, e puntare il loro dito, ché lo tengono nascosto; e sparisce in un momento anche ogni loro pregio. I problema sconcertante: se ne sentono davvero sempre tante. Per non essere da meno, o per non restare soli, basta essere signori. Voglio solo evidenziare una certa ricorrenza: guarda gli altri un po' svampiti, che dimentichi chi sei. Ma alla fine è risaputo; siamo gli altri anche noi. E con grande eccitazione ... che figure da coglione.
Roberta Migliaccio
martedì 7 marzo 2017
Porte aperte alla Renault
Oggi
ho
visto,
uno
strano
tipo,
che
somiglia
un
po'
a
Pasquale.
Ha
quell'aria
sbarazzina,
come
stesse
in
cucina.
Manca
solo,
all'infelice,
di
vedere
anche
la luce.
E'
una
vittima
del
caso,
che
lo
fa
solo
soffrire.
Ha
una
forte
depressione:
gli
si
ingrossa
anche
il
nasone.
Ha
capito,
d'improvviso,
che
gli
si
è
girato
un
dito.
Si
è
bevuto
tutto
quanto,
della
sera
sotto
il
letto.
Crede
di
esser
solo
nato,
per
mangiare
cioccolato.
(Roberta Migliaccio)
lunedì 6 marzo 2017
Decadenza
Fissavo gli occhi sul tuo volto ormai invecchiato, dove leggo il correre degli anni, anche se non presto più attenzione a questo tempo che ci inganna.
Ci ruba ogni emozione; ogni speranza.
La vita scorre sempre più veloce, e non ci lascia neanche il tempo di capire che la vita sta già per finire. Non ci lascia più osservare cose che vogliamo fare. E neppure il tempo per pensare. Ora, dobbiamo solo pedalare. E velocemente al punto ché, non sappiamo proprio niente. Non ci domandiamo più alcunché.
(Roberta Migliaccio)
domenica 5 marzo 2017
sabato 4 marzo 2017
Quando guardo gli occhi spenti delle persone sopra i bus cittadini. Quando sento le parole vuote spese, in una notte, in cerca di qualche cosa più profondo da dire. Quando vedo l'uomo spegnersi e morire, mentre parla, conversando freneticamente, con le dita sul suo Tablet, in un qualunque angolo di questo sozzo mondo; lì vedo ogni miseria, ogni ingenuità. Tutta quanta la forza dell'ignoranza che, perfidamente, si insidia nel nostro intimo. Allora è il momento di pensare. E' l'ora in cui si accende, come un faro in una notte, ancora troppo luminosa per cogliere il segnale, quel barlume di coscienza che vuole farsi ascoltare. Ma è celato dal continuo soffocare di un passato ormai remoto, relegato nell'inconscio di ogni uomo, nell'inconscio di ogni civiltà che vive il suo declino, il suo momento oscuro. Tutto quanto è arrivato alla fine. Bisogna attraversare una tempesta di sventure, arrivate, sembra, tutte in una volta. Abbiamo perso tempo e tralasciato solo quello che è stato importante. Sarà che da qualche parte, qualche cosa o qualcuno si è accesa una sigaretta con un vecchio fiammifero da cucina, che fa tanto casa e protezione; nonostante tanta disoccupazione? Sarà che lo stimolo alla riflessione si è sostituito con il desiderio di evasione, portato a essere la sola nostra preoccupazione; perché, in fondo, sempre più soli?
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